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Lui & Lei

Una relazione ambigua


di boschettomagico
19.11.2025    |    220    |    2 9.3
"Ci siamo guardati sorpresi, io l’ho fissata solo per un istante -Cosa fai in giro..."
Abitavo in una casa a ringhiera, sono quegli edifici di due o tre piani caratterizzati da una lunga serie di piccoli alloggi contigui, con l’ingresso su un enorme balconata protetta da una rustica ringhiera in ferro mezza arrugginita. Torino nei suoi quartieri popolari è piena di queste abitazioni; dove abitavo io c’erano quattro edifici disposti ai lati di un rettangolo, uno di tre piani dove al terzo abitava la mia famiglia e gli altri tre di soli due piani. Al centro c’era un grosso cortile: metà con un selciato di sassi su terra e l’altra metà formato da un prato spelacchiato contornato da qualche piccolo albero; anche su quel cortile al piano terra c’erano alloggi ancora più piccoli di quelli delle ringhiere. La mia storia inizia in un pomeriggio dei primi di maggio, quando mia madre mi ha mandato dalla Tina, una sarta che abitava al piano terra del cortile per farmi fare un abito in quanto in giugno si sposava mio cugino Aulo e io che pur avevo 17 anni non avevo un vestito decente da indossare. La Tina aveva 47 anni, era una compagna di elementari di mia madre e viveva sola in uno di questi alloggetti al piano terra; era una tipa burbera, molto riservata, che guardava chiunque di sottecchi e non dava confidenza a nessuno. Nel caseggiato non piaceva a nessuno perché ogni tanto si sbronzava di birra e aveva due tipi di reazione: una positiva e divertente, che la portava a cantare a squarciagola per ore brani di opere; ma anche una negativa e antipatica, che la faceva uscire nel cortile e sbraitare contro tutti, classificando tutte le abitanti o femmine o puttane o cornute. Sono entrato in casa sua piuttosto titubante e evitando il suo sguardo indagatore le ho detto -Sono qui per le misure di quell’abito di cui le ha parlato mia mamma. Senza guardarmi in faccia mi ha risposto con tono quasi seccato -Si… vieni qui vicino al tavolo che prendo il metro. Era una giornata particolarmente calda in cui l’estate bussava già alle porte, dopo aver cercato di misurarmi le braccia la sarta ha scosso il capo e porgendomi un piccolo asciugamano mi ha detto - Sei tutto sudato, togliti la camicia e datti un’asciugata che il metro altrimenti si appiccica alla pelle. Ho obbedito e come sono rimasto a torso nudo la Tina ha cominciato a prendermi le misure trascrivendole in un quadernetto che stava sul tavolo; le sue mani a contatto con la mia pelle nuda mi provocavano un leggero solletico, ma era un solletico piacevole che a tratti mi trasmetteva pure dei piccoli brividi. Quando ha finito mi ha detto. -Ora togliti i calzoni e sali in piedi su quello sgabello che ti prendo le misure per i pantaloni. Con non poca vergogna mi son tolto le braghe e sono salito sullo sgabello, provavo un certo imbarazzo in quanto mi sentivo a disagio lì davanti a lei indossando solo un paio di boxer di cotone leggero. Se nel sentire le sue dita sul petto avevo provato quel piacevole solletico, nel sentirla ora accarezzarmi le gambe mi ha dato un intenso piacere, così che quando le sue mani sono arrivate all’interno coscia ho avuto una incontrollabile erezione e il mio uccello è andato sull’attenti senza che lo potessi controllare. La Tina si è bloccata, incredula, mi ha fissato, io ho evitato il suo sguardo ma ero diventato rosso come un peperone maturo; lei però per la prima volta mi ha sorriso e l’ha messa sul ridere. -Guarda qua cosa succede… questo birbantello vuole ostacolare il mio lavoro… come posso prenderti le misure esatte se sei in questo stato; sicuramente uscirebbero dei pantaloni imperfetti e quella vipera di tua madre non me lo perdonerebbe e mi criticherebbe in tutto il cortile, mettendo in dubbio le mie qualità di buona sarta. E’ rimasta sovra pensiero qualche secondo, poi con il pollice e l’indice di entrambe le mani ha stretto il bordo inferiore delle mutande e con un colpo secco mi ha abbassato i boxer fino alle caviglie, il mio uccello libero ora da ogni costrizione è scattato come una molla e si è librato in tutta la sua maestosità; la Tina lo ha ammirato con intensità sussurrando poi un “Però!!!” pieno di meraviglia, poi sempre fissando il mio cazzo che pulsava a mille ha aggiunto -Qui bisogna correre ai ripari… bisogna assolutamente farlo sgonfiare!!! Non capivo il senso di quella frase, lei però ha avvicinato il viso al mio uccello duro, con il naso gli ha dato una piccola annusata e poi l’ha preso in mano portandoselo alle labbra e facendoselo scivolare tutto in bocca; ho chiuso gli occhi e con una leggera spinta gliel’ho infilato tutto in gola pronto a godermi il primo pompino della mia vita. La sua bocca era calda, le sue labbra morbide, era una situazione paradisiaca alla quale non ho saputo resistere per cui dopo pochi minuti le ho sborrato in gola; Tina all’inizio ha emesso un leggero rigurgito, ma poi ha regolarizzato i suoi risucchi alle mie schizzate e ha cominciato ad ingoiare il tutto a intervalli regolari. Ero letteralmente in estasi e avrei voluto che lei non abbandonasse mai il mio uccello, quando però l’ha fatto l’ho guardata in viso ringraziandola con lo sguardo; un filo di sperma candido le è scivolato giù dal bordo del labbro inferiore ma lei prontamente lo ha raccolto con la lingua e se lo è spinto in bocca. Mi ha guardato sorridendo e mi ha detto con sensualità - Non ti avevano mai fatto un pompino vero? - No, è stata la prima volta - Spero ti sia piaciuto. - E’ stato bellissimo. - Mi fa piacere… ora però vieni che te lo lavo, se quella vipera di tua madre vede le mutande chiazzate di sborra potrebbe intuire qualcosa e sarebbe molto imbarazzante per entrambi. Mi ha accompagnato al lavandino della cucina e me lo ha lavato sotto il rubinetto scappellandomelo con cura, fortunatamente l’acqua era gelata altrimenti sotto quei massaggi mi sarebbe ritornato duro. Mentre me lo asciugava con dolcezza con lo strofinaccio con cui asciugava i piatti le ho chiesto… -Per due volte hai dato della vipera a mia madre…penso che non ti sia troppo simpatica vero? La Tina è rimasta pensierosa, poi dopo aver riflettuto mi ha detto - Tu non puoi saperlo ma un tempo tuo padre era il mio ragazzo e tua madre me lo ha fregato senza troppi ripensamenti; ora lei ha una famiglia che le invidio e io sono sola senza nessun affetto, quindi non vedo come potrebbe essermi simpatica; fingi però di non sapere nulla ormai è acqua passata. A quella risposta sono rimasto di sasso, mai avrei potuto pensare una cosa del genere; la sarta è andata a prendere in uno scaffale un campionario di tessuti e me lo ha dato -Scegliete la stoffa che volete e poi domani riportamelo e vieni a dirmi su quale avete optato. Ha dato una occhiata alla sua agenda e dopo aver riflettuto mi ha detto -Alle due devo prendere delle misure ad una signora per un abito, poi fino alle quattro non ho altri clienti…vieni alle due e mezza e potremo divertirci ancora insieme, magari con giochini ancora più piacevoli. Al solo pensiero le mie gambe hanno cominciato a tremare, ho preso il campionario e mi sono diretto verso l’uscita, Tina però si è piazzata sulla porta e sbarrandomi il passo mi ha detto -Te ne vai così senza darmi nemmeno un bacetto? Ho sorriso, ho allungato il viso per baciarle una guancia, lei però mi ha attirato con decisione a sé e senza che me ne rendessi conto mi ha schiaffato la lingua in bocca con estrema decisione…è stato un bacio da sballo, la sua lingua mi ha frullato in bocca come un serpentello, ho risposto immediatamente e le nostre lingue si sono attorcigliate tra di loro in un vortice di passione ed erotismo. Il bacio è durato parecchi minuti, slinguarla così sfacciatamente mi prendeva un casino, a tratti aprivo gli occhi e la guardavo, lei aveva socchiuso gli occhi, si era appoggiata al muro inerme e si era abbandonata al piacere che la mia lingua le stava dando. Quando il pendolo ha battuto quattro rintocchi lei si è staccata di me dicendomi -Ora devi andare, mi arriva una cliente. Ci siamo staccati malvolentieri…lei ha aperto la porta ha perlustrato con una rapida occhiata tutto il cortile e mi ha detto “Ora vai!!! A domani!!!”. Andavo a casa con passo barcollante, solo mentre salivo le scale mi rendevo conto che il mio uccello era di nuovo duro come un palo, non so se era frutto di quella limonata travolgente o della quasi certezza che quelle parole finali della Tina mi facevano pensare che il giorno dopo molto probabilmente l‘avrei scopata. La notte ho dormito poco o niente, ero troppo euforico per l’esperienza vissuta e per quello che mi avrebbe riservato l’indomani; alle due e un quarto ero già alla porta della Tina, ho sentito però che stava parlando con la cliente che mi aveva menzionato per cui sono rimasto a passeggiare nervosamente nel cortile fino a che non l’ho vista andare via, dopo di che mi sono precipitato nella casa. Le ho consegnato il campionario con il biglietto della stoffa scelta, un misto cotone verde chiaro; Tina lo ha posato nello scaffale e subito mi ha schiaffato la lingua in bocca, quella donna adorava baciare, non so se era merito della mia lingua o se era proprio predisposta a quella pratica per lei piacevolissima. Il bacio è durato dieci minuti, poi mi ha preso per mano e con sensualità e mi ha detto -Su Mauro…andiamo a letto!!! Si è tolta la leggera vestaglia che indossava, sotto era nuda, indossava solo un collant nero senza copertura in mezzo alle gambe, in modo che la sua figa era lì che mi faceva l’occhiolino. La patacca era poco pelosa e solo nei contorni; il suo spacco era di un bel rosa con delle grandi labbra non troppo sviluppate; si è stesa nel letto e ha spalancato le gambe per presentarmi quel panorama fantastico, ero letteralmente estasiato da quella visione, mentre mi spogliavo mi ha guardato con sguardo arrapato - Sei mai stato con una donna? Ho ribattuto con un “Si” carico di orgoglio, lei a quella mia risposta ha avuto una espressione di forte delusione, sicuramente sperava di essere la prima donna della mia vita e che mi avrebbe sverginato. -Ti va di dirmi con chi sei già stato a letto? -Con la Maria! -Che Maria? -La puttana che abita vicino alla piazza del mercato. -Ma quella è un vaccona di prima categoria che si fa scopare da tutti... -Tina ho 17 anni e quando il cazzo tira non puoi andare troppo per il sottile, odio ammazzarmi di seghe. Ora ero nudo anch’io, Tina mi ha invitato a stendermi al suo fianco nel letto e ha ripreso a baciarmi stringendomi forte al suo corpo, adorava sentire il mio cazzo che pulsava all’impazzata premendogli la cappella sulla sua pancia nuda, poi si è staccata da me e mi ha detto -Ieri te l’ho succhiato io, oggi tocca a te lavorare con la lingua, hai mai leccato una figa? Al mio secondo si ha risposto di nuovo con una espressione meravigliata -Certo che non sei lo sbarbatello che pensavo, a chi hai leccato la bernarda? -Sempre alla Maria! -No!!! Dovrebbe vergognarsi farsela leccare da un ragazzo. -Guarda che non me l’ha imposto, gliel’ho chiesto io, a me piace molto leccare la passera. -Ma quella è una schifosa…lo sai che a volte riceve anche dei vecchi del ricovero… -Io so che prima si dà una bella insaponata e la sua figa profuma poi di buono. A quel punto la sarta mi ha preso la testa fra le sue mani e mi ha spinto la faccia in mezzo alle sue cosce - Fammi vedere allora se quella troia ti ha insegnato bene sul come si lecca una passera. Ho tuffato la faccia in quelle cosce ben tornite, l’odore della sua bernarda era un invito incredibile, sapeva di donna calda con un leggero sentore di sudore, una miscellanea certamente più arrapante del profumo di sapone della figa di Maria. La mia lingua ha cominciato a pennellarla con dolcezza e Tina rispondeva ad ogni mia passata con dei gemiti -Sei fenomenale ragazzo mio…quella bagascia ti ha insegnato proprio a leccare bene -Non mi ha insegnato nulla, è una cosa che mi viene naturale, spontanea, il sapore di donna mi attizza. Mentre continuavo a leccarla Tina mi ha preso i piedi e me li ha tirati verso lei in modo che pur continuando a farsi leccare lei riusciva a palparmi il cazzo; me lo stringeva in concomitanza con le mie pulsazioni, sempre più intensamente, poi però ha smesso di farlo mi ha preso per le ascelle e mi ha tirato su verso di lei. - Mi hai fatto bagnare come una fontana, adesso voglio venire con il cazzo, su infilamelo!!! Era quello che desideravo ardentemente, sono salito sopra di lei e l’ho penetrata, la porcona era fradicia e il mio uccello è scivolato dentro di lei come nel burro, Tina mi ha accolto con un forte gemito di piacere e ha cominciato ad accompagnare ogni mio affondo dentro di lei con degli “Ohhh” sempre più sensuali. Era la prima volta che lo infilavo in una patacca senza preservativo e sinceramente era tutta un’altra cosa; la figa della sarta era un forno acceso e senza quell’intercapedine di gomma il mio cazzo scivolava dentro di lei godendosi in pieno quel piacevolissimo tepore. A tratti la osservavo mentre la pompavo, aveva gli occhi socchiusi e lo sguardo perso come una drogata e col passare del tempo trasformava i suoi dolci gemiti in insistenti grugniti. Era troppo per me, ormai sentivo che di lì a poco avrei sborrato, pensavo che non avrebbe voluto che le venissi dentro per cui ho avuto la malaugurata idea di toglierle improvvisamente il cazzo dalla figa. La Tina ha urlato imprecando -No!!! No!!! Ma cosa fai!!! Stavo per venire… mi mancava solo qualche secondo… Mi ha stretto le mani contro la schiena e mi ha piantato le unghie con rabbia e violenza per punirmi dell’interruzione che avevo imposto al suo orgasmo, era infuriata; ho subito capito che ero stato uno sciocco -Scusami Tina…non volevo venirti dentro… temevo che ti saresti offesa… -Ma che offesa e offesa…io venivo, tu mi riempivi ed era tutto fatto; ora invece dobbiamo ricominciare da capo; adesso me lo infili di nuovo e giuro che se mi fai ancora uno scherzo del genere prendo il forbicione delle stoffe e ti taglio l’uccello. Ho obbedito immediatamente e ho ripreso a scoparla con tutto l’ardore che avevo dentro, non è stato facile riportarla al punto di prima ma il terrore di incorrere ancora nelle sue ire mi rendeva insensibile e ho potuto governare in pieno la mia voglia di venire fino a che lei è finalmente esplosa -Pompa!!! Pompa!!! Non smettere che è troppo bello…Bravo!!! Bravo!!! Così…dai che godo ancora…dai che vengo un’altra volta…Ecco…ecco che ci sono ancora…Godoooooooooo… Adesso sborrami dentro tutto!!! Ormai era una belva scatenata e mentre le venivo dentro mi ha infilato la lingua in bocca perlustrandomi tutta la gola con la sua lingua scatenata. Man mano che stavamo riprendendo le forze l’intensità dei baci è scesa e ci siamo staccati solo perché la Tina si è ricordata che alle quattro aveva il suo secondo appuntamento di lavoro; prima che uscissi ha preso un biglietto e dandomelo mi ha detto -Qui c’è il mio numero di telefono…ogni volta che vuoi vuotarti le palle chiamami, io sarò sempre disponibile, a qualsiasi ora; alla mia età i bei cazzoni di diciassette anni bisogna tenerseli da conto. Da quel giorno la casa di Tina era diventata la mia meta preferita, due o tre volte alla settimana andavo a sfogare le mie voglie con quella donna che mi prendeva sempre di più. Con il passare del tempo avevamo sperimentato tutte le posizioni possibili relative all’atto sessuale. Io adoravo prenderla alla pecorina, vederla a quattro zampe, inerte ma trepidante per farselo infilare mi dava una sensazione di pieno possesso e mi metteva addosso una carica erotica molto elevata; lei però non era troppo entusiasta di quella posizione, preferiva farlo nella posizione tradizionale che così giustificava “amo sentire il peso del tuo corpo, sentirmi schiacciare, te sopra di me, vedere il tuo viso che si contrae per il piacere e poterti infilare la lingua in bocca quando vedo che stai per venirmi dentro.” Per non correre rischi inutili ed essere scoperti dai curiosi inquilini del cortile, andavo da Tina solo quando era buio, saltando per quella sera di andare al bar “da Giovannino”. Qualche volta però quando il locale chiudeva e io sentivo l’uccello pulsare voglioso non avevo nessuna remora a telefonarle e dirle “Lo so che è tardi ma ho tanta voglia di te”… Tina aveva la voce assonnata, magari stava già dormendo ma non mi negava mai di andare nel suo letto anche nel cuore della notte e infilarglielo godendo in due modi: prima per il tepore delle sue lenzuola e poi per quello della sua figa. Penso che mia madre avesse intuito che mi stavo scopando la sua ex compagna di scuola; una notte ero rientrato che erano quasi le tre e lei era ancora in cucina e con tono sospettoso mi ha chiesto - Come è possibile che rientri a queste ore che Giovannino chiude all’una… - Sto ancora a parlare con gli amici fuori dal bar… - E come mai sei arrivato al cancello dalla parte dove abita la Tina!!! - Perché c’era la sua micia davanti all’uscio e mi sono fermato a giocare un po’ con lei. Mia madre mi ha guardato con uno sguardo che diceva “Guarda che io non sono mica scema…” ma pur sapendolo non mi ha mai detto nient’altro in merito…in fin dei conti io non le avevo nemmeno mentito, avevo giocato veramente con una micia, ma quella che aveva la Tina in mezzo alle gambe. La storia con la sarta è andata avanti per quattro anni e fosse stato per me sarebbe continuata all’infinito; nonostante che al bar ci fosse ora una compagnia di una ventina di ragazzi e ragazze io non sentivo minimamente la necessità di un’altra donna e se qualche volta ci scappava pure qualche flirt che mi portava a una scopata, quando facevo poi il paragone finale scoprivo che quelle fighette seppur strette e profumate non reggevano il confronto con la patacca stagionata ma bollente della Tina. Purtroppo però le mie previsioni erano destinate a cadere. Era una domenica, il 7 maggio, io ero solo perché i miei erano andati a una gita dell’AVIS in Svizzera e la Tina mi aveva invitato a pranzo a casa sua. Sarà stata una grande sarta ma come cuoca era una frana, per cui dopo una pastasciutta scotta siamo volati a letto iniziando come al solito a limonare come due dannati completamente nudi.
A un certo punto la Tina si è staccata da me e si è messa a quattro zampe dicendomi -Lo sai che oggi è il 7 maggio? -Perché cosa significa per noi il 7 maggio? Per me le date sono tutte uguali. -No caro… il 7 maggio di quattro anni fa abbiamo scopato per la prima volta e oggi voglio farti un regalo! -Siccome è il nostro anniversario vuoi farti scopare alla pecorina perché sai che mi piace tanto? -No… che regalo sarebbe quello…Oggi voglio che mi rompi il culo, non l’ho mai preso lì e voglio regalarti la verginità del mio didietro…tu non sai quante volte quando filavo con tuo padre mi chiedeva il culo…io gliel’ho sempre negato…ebbene oggi lo do a suo figlio. L’ho guardata stranito, quella donna mi stava stupendo per l’ennesima volta e le ho sorriso, lei mi ha detto -Vai in cucina, apri il frigo, sul ripiano superiore c’è un piattino con un panetto di burro, prendilo, prima lubrificami bene il buco e poi rompimelo!!! Sono volato in cucina di corsa, quasi come se temessi che Tina avrebbe potuto ripensarci e tirarsi indietro, sono ritornato in camera da letto con il piattino in mano; lei ha spinto il culo il più in fuori possibile -Su ungimi bene e divertiti…sii però il più dolce possibile. Ero emozionatissimo, nemmeno quando mi ero sverginato con la Maria ero stato teso come in quel momento, ho intinto il dito nel burro e ho cominciato a spalmarlo nel culo della donna, la sarta rideva come se le stessi facendo solletico -E’ freddo…mi sta congelando il buco del culo…ma forse è bene così, almeno mi anestetizzerà. Ne ho preso un pezzo più grande e gliel’ho infilato direttamente tutto dentro, Tina lo ha sentito - Che fai…mi infili anche le supposte? -No, ho messo un pezzo grosso perché almeno si scioglie dentro e ti lubrifica dappertutto -Ehi monellaccio…come mai così esperto? Non sarà mica che nemmeno questa è una novità per te e che con la Maria hai sperimentato anche questa situazione. -No Tina…non temere…questo è il primo culo che visito da quando sono nato…ed è il tuo! -Prova a infilarmi un dito e vedi se scivola bene… Ho obbedito e con la massima cautela le ho infilato il medio -Ti faccio male? - No! Provo solo un leggero fastidio ma sento che scivola senza ostacoli, se vuoi prova a infilarmi il cazzo! Le ho allargato con le dita il culo, dal buco colava il burro ormai sciolto, era lubrificata al massimo per cui ho cominciato a puntarle la cappella nel piccolo orifizio e spingerle l’uccello dentro. L’inizio è stato un po’ critico, Tina non era rilassata e io trovavo difficoltà a farmi strada dentro di lei -Ti prego vai più piano che puoi, certo che se glielo avessi dato a suo tempo a tuo padre ora sarebbe più semplice, ma tu sei molto più dotato di lui, a volte quando ti vedo nudo ho dei dubbi che tu possa essere figlio suo tanto è diverso il vostro potenziale, magari tua madre non è che quella santa che si vuole professare. Col tempo però il mio cazzo cominciava a guadagnare centimetri e man mano che il culo della sarta si adattava alla mia intrusione la donna si rilassava e cominciava a sentire anche del piacere… -Vai Mauro prova a spingere un po’ di più che ora lo sento scivolare senza ostacolo. Sentendo la donna incoraggiarmi ho preso fiducia e ho cominciato ad intensificare la mia azione, vedere il culo di Tina che si dilatava in modo impressionante sotto i miei colpi mi esaltava, mi dava un senso di possesso che mai avevo provato prima, questo mi spingeva ad osare di più e ignorare i mugugni della sarta, anche se non capivo più se erano gemiti di dolore o di piacere. Quando ho visto Tina spingere verso di me il culo per offrirsi completamente alle mie penetrazioni avevo capito che ormai era fatta e ho cominciato a incularla senza più limiti. Ora la donna aveva cominciato a godere senza più ritegno -Pompa Mauro…pompa senza paura che la cosa ormai mi dà solo piacere… A un certo punto ha tolto il braccio destro con cui si era ancorata sul cuscino e ha portato la mano in mezzo alle cosce cominciando a smanettarsela a velocità sempre più elevata, sembrava una macchinetta elettrica. -Vai forte…più forte… dai…spingimelo dentro più che puoi… dai che sto per avere il più bell’orgasmo della mia vita, è una goduria multipla… completa… sto godendo contemporaneamente con figa e culo. Facevo di tutto per trattenere la mia venuta, la cilecca che avevo fatto con lei la nostra prima volta mi bruciava ancora e non volevo deluderla, fortunatamente quando lei è esplosa mi ha dato poi il disco verde. -Godoooooo…mamma mia quanto godo…Una mia cliente con cui sono in confidenza mi aveva detto che è una esperienza unica, che si soffre un po’ all’inizio ma che poi non te ne penti…ebbene aveva ragione…mi stai facendo impazzire…Ahhhhhhh. Ora se vuoi sborrami dentro… riempimi tutta!!! Aspettavo solo quel permesso, le ho dato gli ultimi colpi senza più nessun freno e ho cominciato a sborrarle nel culo come un invasato; gli schizzi erano come una scarica di mitra e ho cominciato a riempirla. -Ti sento, ti sento, è tanta…ma quanta ne fai… è un piacevolissimo clistere di sborra calda, dai! Non fermarti! Quando ho finito mi sono accasciato su di lei completamente esausto, mi girava la testa, ero in trance. Lei però non resisteva sotto il mio peso e mi ha quasi pregato -Ti prego fammi stendere…non resisto più… Ho lasciato che si girasse e l’ho guardata in viso, era in completa estasi, sudata fradicia e con gli occhi lucidi. - Siediti sul mio seno e mostrami il tuo cazzo che lo voglio in bocca, te lo voglio ripulire. Ho obbedito ma mi sono opposto al suo proposito, igienicamente non era fattibile, Tina però si è ribellata - In amore non ci sono tabù, tutto è lecito se voluto e io voglio sentire il sapore di chi mi ha dato tanta gioia. Si è fatta sparire in bocca il mio pistolone ancora abbastanza duro e ha cominciato a risucchiarmi tutte le ultime gocce con una voracità sorprendente. -E’ pappa buona sai…burro e sborra di Mauro… è come se mangiassi l’albume di un uovo al tegamino…spero che ti ricorderai di questo momento per tutto il resto della tua vita, è importante per me sapere che ti ho lasciato un bel ricordo!!! Mi sono steso accanto a lei e mi sono rannicchiato contro il suo corpo -Parli come se non dovessimo vederci più…che ti prende! Il viso di Tina si è rabbuiato, si è fatta seria, la sua voce ha perso tutto il suo entusiasmo e mi ha detto -Vedo che ormai mi conosci a menadito, hai intuito la verità, ma devo dirti che questa è l’ultima volta che scopiamo insieme… -Scherzi? -Purtroppo no! Ho conosciuto un uomo, un mio pari età che è venuto a farsi una giacca, ci siamo piaciuti e abbiamo scoperto che abbiamo entrambi una gran voglia di costruirci una famiglia; tra me e te tutto fila liscio ma solo sotto il profilo sessuale, il nostro rapporto non ci può dare altro…e io invece ho bisogno di un qualcosa in più…un qualcosa che tu non potrai mai darmi. Voglio costruirmi un qualcosa di intimo, di sentimentalmente valido, non voglio più che mi chiamino la “zitella pazza”; mercoledì Evasio verrà a stabilirsi qui da me e cercheremo di costruirci un roseo futuro. Certo che sessualmente non regge il confronto con te ma in un rapporto non c’è solo il sesso. -Quindi tu ultimamente scopavi con me pur prendendoti anche il suo cazzo…complimenti!!! - Taci Satana!!! Quella sera che dovevi venire alle nove e invece sei venuto all’una e mezza nel cuore della notte inventando un sacco di scuse tu avevi scopato con un’altra; ho dovuto succhiarti l’uccello perché avevi problemi di erezione, sfido… avevi appena scopato… e il tuo cazzo sapeva di figa di un’altra donna…non sono fessa… non per niente ho trent’anni più di te, ma ho finto di non essermi accorta di nulla, quindi non fare il falso moralista con me!!! A quella rivelazione sono rimasto di sasso, Tina aveva ragione, è la sera che avevo scopato per la prima volta Graziella ma che mi sentivo inappagato e l’avevo cercata dopo perché ero insoddisfatto; non sapevo però resistere alla delusione -E i nostri quattro anni insieme li butti via così come carta straccia, non hai dei rimpianti? -L’unico rimpianto che ho è che avrei voluto avere un figlio tuo!!! Andare da tua madre, mostrarglielo e dirle “Mi hai soffiato il marito, ma mi sono fatta scopare da tuo figlio e questo è nostro figlio, ti ho fatto nonna!” - Mi hai sempre detto di tirare dritto senza problemi…io pensavo che tu prendessi la pillola… - Io ho avuto un’altra relazione importante con uno sposato e come con te cercavo un figlio, è emerso che ho delle ovulazioni infeconde ma che non sono completamente sterile; rimanere incinta per me è molto difficile ma con te ci avevo sempre sperato… A questo punto al solo pensiero che avrei potuto ingravidare Tina mi si è gelato il sangue e le ho detto -Tu sei pazza!!! Ma ti rendi che uno scandalo del genere mi avrebbe rovinato l’esistenza? -Ora che il tuo divertimento è finito sei tale e quale agli altri e la Tina è solo una pazza…come per tutti eh? Non reggevo più quel confronto di ripicche per cui mi sono alzato e senza lavarmi ho cominciato a rivestirmi, Tina mi guardava con occhi di tigre, ma di una tigre però triste, quando mi sono diretto alla porta lei mi ha superato di corsa e ancora completamente nuda si è appoggiata con le spalle al muro dove solitamente limonavamo come entravo in casa sua e allargando le braccia mi ha detto -Non mi dai nemmeno l’ultimo bacio? Sono rimasto titubante per qualche secondo ma poi ho aperto la porta e sono uscito senza nemmeno controllare se nel cortile ci fosse qualcuno che avrebbe potuto vedermi uscire da casa sua. Come promesso dalla donna il mercoledì è arrivato Evasio; nel vederlo ho avuto una grossa delusione. Tina l’aveva descritto come un suo pari età, ma in realtà sembrava suo padre, non sapevo se perché la sarta aveva mentito spudoratamente sull’età o perché l’uomo portava molto male i suoi cinquantuno anni. Era grassoccio, molto stempiato e i pochi capelli che aveva erano completamente bianchi; di fianco all’ingresso della casa della Tina c’era un albero di susine e l’uomo stava seduto su una sedia tutto il giorno in canottiera, calzoni corti di cotone azzurro e ciabatte infradito, a scolarsi un bottiglione di vino all’ombra. Quando la sera tornavo a casa a volte passavo vicino a lui per guardarlo bene, nel vederlo così dimesso sentivo la rabbia invadere tutto il mio corpo, non potevo digerire il fatto che ero stato mollato per uno così. La storia tra Evasio e la Tina è durata però poco più di quattro mesi, in una domenica estiva di metà settembre mentre in tutte le case si stava consumando il pranzo festivo, il tintinnio delle posate sui piatti che rimbombava nel cortile è stato interrotto dalle urla improvvise della sarta che han cominciato a esplodere come tuoni di un temporale “Fuori dai coglioni…fuori dai coglioni…ne ho basta…altro che formare una famiglia, tu sei venuto qui a fare il mantenuto e basta…e ora mi sono rotta le palle…Vattene via!!! In quattro mesi non mi hai mai dato una lira e ti scoli un bottiglione di vino al giorno che io ti compro dall’oste…vai a fare un culo tu e tutte le tue false promesse. In un battibaleno i balconi si sono affollati di curiosi che hanno interrotto il pranzo per appoggiarsi alle ringhiere ad assistere allo spettacolo che la Tina stava offrendo. Evasio era immobile fuori dalla porta nella sua tradizionale divisa estiva e la sarta gli lanciava a folate regolari tutto il suo esiguo abbigliamento…maglie, camice e pantaloni tutti spiegazzati che l’uomo cercava di prendere al volo perché non si sporcassero. Continuava a ripetere “Tina non diamo spettacolo gratuito a questa platea, cerchiamo di ragionare”, ma la sarta rispondeva a squarciagola. ”Se ti sto buttando fuori da casa mia è proprio perché finalmente sto ragionando, ed era ora…mi sono stancata di farmi prendere per il culo…sparisci in tutta fretta” Dopo avergli lanciato in testa una valigia di cartone tutta scalcinata ha rivolto lo sguardo all’insù verso il cielo urlando alla folla dei curiosi assiepata sui balconi “ Tornate a mangiare banda di puttane e di cornuti…lo spettacolo è finito” poi si è chiusa in casa sbattendo la porta e facendo tremare i vetri che fortunatamente non si sono rotti. Evasio ha riempito mogio mogio la valigia che si era rotta ed è uscito dal cortile tra i ghigni della gente. Tutti sono tornati alle loro tavole mentre Tina dopo una mezz’ora in cui sicuramente si era sbronzata di birra ha cominciato a cantare a squarciagola la canzone di Modugno al femminile, dalla sua finestra aperta usciva la voce che saliva verso le case a ringhiera “Libera…sono libera… come rondine…” Nella settimana seguente il mio cervello si è arrovellato in continuazione indeciso sul come comportarmi, da una parte ero orientato a telefonare alla Tina sicuro che sarebbe stata ben felice di allargarmi di nuovo le sue cosce per festeggiare al meglio il suo ritorno nel mondo dei single; dall’altra però non volevo fare la figura del morto di fame disposto a perdonare il suo abbandono e facendomi menare per il naso. Alla fine decisi di soprassedere ma anche per altri motivazioni. In quei quattro mesi erano successe due cose molto importanti, da un mese stavo uscendo regolarmente con la Graziella, la figlia dell’elettricista del rione, il flirt iniziale era diventato una relazione ed era già stata anche a casa mia. Mia madre non è che fosse entusiasta della mia relazione, ma la accettava volentieri solo perché temeva che io potessi rimettermi a scopare con la sua ex compagna di scuola. Infine avevo anche trovato un lavoro presso un grosso commerciante di dolciumi, al mattino caricavo un furgone FIAT 238 di brioches, tortine e biscotti e facevo le consegne ai bar e alle panetterie prendendo intanto le ordinazioni per la settimana seguente. L’unico problema era la sede del magazzino in cui operavo che era ad Asti, avevo però la promessa che di lì a tre o quattro anni se avessi imparato bene il lavoro mi sarei trasferito a Torino per rimpiazzare il Gianni che era il responsabile del capoluogo ed era ormai vicino alla pensione. Asti distava da Torino soli 60 km ma al momento non potevo permettermi un’auto, dovevo così andare in treno e gli orari erano ingrati. Per essere in magazzino alle 8 avevo un treno alle 6,15 e la sera tornavo alle 20,15. A casa praticamente andavo solo per dormire e se avessi dovuto scoparmi ancora la Tina mi rimaneva solo il sabato e la domenica, giorni in cui dovevo dedicarmi alla Graziella.
Sono passati più di vent’anni da quando Evasio ha abbandonato la casa e ho vissuto parecchie esperienze che hanno segnato la mia esistenza nel bene e nel male.Il fatto più positivo è stato il mio trasferimento lavorativo a Torino, anche se è avvenuto non dopo quattro anni come promesso ma dopo sette… come sono arrivato a Torino ho sposato Graziella e dopo quattro anni di matrimonio è nato nostro figlio Stefano; la nostra relazione però è pian piano evaporata, si litigava continuamente e ci riempivamo di corna a vicenda: Graziella con il titolare della fabbrica in cui lavorava, io con Luisa, una vedova sessantenne e con Rina, una badante di Moncalieri di 64 anni che assisteva un generale ultra ottantenne. Questo confermava che nonostante il passare degli anni io continuavo ad essere attratto dalle mature. Io e Graziella per il bene di entrambi ci siamo separati, a quel punto mia madre avrebbe voluto che tornassi a casa sua ma io ho preferito invece affittare un piccolo alloggetto ammobiliato nel centro storico, ogni domenica però ero ospite fisso a pranzo dai miei. Era logicamente il pasto migliore della settimana, e quando me ne andavo c’era pure un mini rifornimento da portarmi a casa per la settimana che andava a venire. Nonostante avessi ora molto più tempo e più possibilità di cercare nuove evasioni, in quel periodo non avevo mai cercato Tina, sia perché dopo il suo fallimento con Evasio lei si era rintanata in casa, sia perché dentro di me io la vedevo come la causa principale al mio personale fallimento familiare. Continuavo a pensare che se non si fosse interrotto il nostro rapporto non mi sarei mai sposato e non avrei avuto ora un matrimonio fallito alle spalle e un bambino che vedevo solo sporadicamente. Le cose però sono cambiate una domenica di luglio in cui festeggiavo il compleanno nr 72 di mia madre. Mi ero abbuffato come pochi ed ero andato a fumare una sigaretta sul balcone seduto su uno sgabello, quando puntando lo sguardo nel cortile ho visto la Tina che stava facendo il bucato sotto l’ombra del susino di fianco a casa sua; lo faceva alla vecchia maniera, con mastello e asse di legno. Stava lavando le lenzuola, insaponava sull’asse, sbatteva e poi risciacquava il tutto con grande energia continuando ad immergere il lenzuolo per togliere la schiuma del sapone; non poteva vedermi perché mi dava le spalle ma io vedevo il suo culo che nel fare quei movimenti del corpo ondeggiava sensualmente. Guardavo ammirato quel culo che avevo posseduto per la prima volta il giorno della fine del nostro rapporto e ancora adesso, nonostante fossero passati più di vent’anni provavo una certa eccitazione. Quando la donna ha finito e si è girata per stendere io sono rientrato in casa per non correre il rischio di incrociare il suo sguardo, ma mi sono accorto che avevo l’uccello in piena erezione. Da quel giorno ho cominciato così a ripensare alla sarta e ogni volta sentivo il cazzo pulsare intensamente, concludevo allora che mi sarebbe piaciuto scoparmela ancora almeno una volta. In certi frangenti dicevo a me stesso che se ci tenevo ancora a scoparla dovevo dimenticare il mio astio nei suoi confronti e sbattermela come un tempo, ma non volevo abbassarmi a cercarla apertamente e fare la figura del gonzo, per cui cercavo di trovare un abile stratagemma per salvare capra e cavoli. Una sera mentre ero in casa a rimuginare cosa inventarmi mi è balzata una strana idea, ho preso il telefono, ho composto il suo numero e come la Tina ha detto pronto cercando di cambiare nel miglior modo possibile il timbro della mia voce sono partito in quarta. -Signora mi chiamo Domenico, lei non mi conosce ma io la incontro spesso al supermercato della Coop mentre facciamo la spesa però non ho mai avuto il coraggio di fermarla e presentarmi, sono molto timido… -Guardi che forse si sbaglia, io sono una vecchia e sento che lei ha una voce piuttosto giovanile… forse sta sbagliando persona. Il fatto che Tina non aveva riconosciuto la mia voce mi ha dato coraggio e ho continuato la mia commedia -No signora non mi sto sbagliando, ma non mi prenda per il solito pappagallo, da lei non voglio nulla, desidererei solo offrirle un caffè e conoscerci… -Beh la prossima volta che mi incontri ti presenti, io ti vedo e se penso che potresti essere una persona per bene potrei anche accettare di prendere un caffè insieme. -Non troverei mai il coraggio, mi conosco troppo bene… -Ma quanti anni hai? - Quarantotto… -Sei separato vero? -No, ma tra me e mia moglie non c’è più niente da parecchi anni, viviamo ancora insieme per problemi economici ma ognuno è libero di farsi una vita…quindi è come se fossi ancora di più di un separato. A quella risposta il tono della Tina si è irrigidito, forse era meglio se le dicevo che ero uno scapolone… - Mi sa che tu sei un bel furbacchione…ora chiudo e ti inviterei a non chiamarmi più…alla mia età queste storie non mi interessano. Un estraneo avrebbe desistito di colpo, ma io conoscevo la Tina, sapevo che la sua solitudine era per lei un grosso problema per cui il giorno dopo ho ritelefonato. Prima di rispondere il telefono ha squillato sei volte ma alla fine è arrivato il suo sensuale “Pronto” - Signora sono ancora Domenico, lo so che mi aveva detto di non chiamarla più ma non mi sbatta il telefono in faccia; avevo pensato di venire in incognito a farmi fare una giacca ma alla fine mi sarei sicuramente tradito e lei se la sarebbe giustamente presa, la prego accetti di conoscermi…se vuole accetti solo l’invito per il caffè e se non le ispirerò fiducia me lo dirà chiaramente e io non mi farò più vivo… -Sei un osso duro, alla faccia della tua timidezza non ti arrendi, sono sempre convinta che sei un furbacchione, ma non mi incanti. Lo so che una anziana sola e indifesa rappresenta per te un facile boccone ma a 72 anni non sono più una sprovveduta e ho tanta esperienza per non farmi abbindolare da un furbastro come te… -72 anni? Non ci credo!!! Adesso è lei che sta facendo la furbacchiona e si inventa quell’età per farmi desistere, è impossibile che una signora così giovanile e slanciata come lei abbia 72 anni. Avevo indovinato la mossa giusta, la mia adulazione aveva fatto centro e nel sentirsi riempita di complimenti la Tina si è ammorbidita ed è stata, pur rimanendo molto sulle sue, a chiacchierare con me per un’oretta. Il ferro bisognava batterlo quando era caldo e l’indomani sono tornato alla carica; nel sentire che al primo squillo la Tina ha risposto immediatamente ho capito che stavo per fare centro…così che alla quarta telefonata la sarta ha ceduto ed è stata addirittura lei a proporre l’incontro per la domenica seguente -Allora dove vuoi che ci incontriamo? -Visto che io l’ho vista per la prima volta al supermercato perché non ci troviamo lì. -Ma la domenica il supermercato è chiuso. -Ci troviamo al deposito dei carrelli, le va bene? -Ok a domenica, alle 14,30!!! Avevo ottenuto il mio scopo, ora avevo due giorni per pensarci su e decidere se presentarmi mettendola sul ridere o far credere che il buon Domenico non se l’era sentita e io la incontravo per…caso. Alla fine ho scelto la seconda opzione in quanto temevo che la sarta nel vedermi comparire col sorriso sulle labbra si sarebbe sentita presa in giro e mi avrebbe mandato a fare un culo. Quella domenica ero molto teso, anche mia madre senza sapere il vero motivo l’aveva intuito e al solito pranzo festivo continuava a chiedermi “C’è qualcosa che non va Mauro?” Io per evitare i suoi sguardi interrogativi mi sono limitato a dare la colpa al caldo infernale di agosto. Alla fine del pranzo sono andato sul balcone a fumare senza mai staccare lo sguardo dalla porta della Tina, alle 14,15 è uscita tutta ben agghindata come se stesse per andare a un matrimonio; quando l’ho vista sparire dal cortile imboccando l’androne ho salutato i miei e sono corso alla macchina. Ho percorso a velocità moderata la strada che portava al supermercato e giunto lì ho fatto il giro della rotonda, erano le 14,30 in punto, la Tina era già al deposito dei carrelli ritta come una sentinella di guardia. Ho fatto il giro dell’isolato continuando a ripercorrere la rotonda ogni 5 minuti. Alle 14,35 la sarta era ancora immobile e si guardava intorno per vedere se arrivava qualcuno. Alle 14,40 aveva cominciato a passeggiare nervosamente attorno alla pensilina con passo agitato. Alle 14,45 ha sbuffato tutta la sua delusione e mogia mogia ha ripreso la strada verso casa. Io mi sono diretto di nuovo al piccolo spiazzo che serve da posteggio ai residenti, ho parcheggiato e mi sono nascosto nel portoncino di ingresso al cortile, senza però perdere la visuale del vicolo di accesso. Dopo cinque minuti ho visto la Tina arrivare, ora il suo passo non era più altero, ma lento e pesante. Ho contato fino a trenta e poi ho finto di uscire casualmente dal cortile per prendere la macchina, il tempo d’attesa era stato perfetto e scendendo l’unico scalino mi sono quasi scontrato con la donna. Ci siamo guardati sorpresi, io l’ho fissata solo per un istante -Cosa fai in giro con questa canicola, si sta morendo dal caldo… Lei ha rimuginato dentro di sè per qualche secondo ma confermando la sua faccia tosta ha prontamente trovato una risposta immediata -Sono andata a consegnare un abito. Mi sono diretto alla macchina, sono salito ma senza chiudere la portiera le ho chiesto con decisione -Sali sulla macchina che andiamo a fare un giro. Tina mi ha guardato sorpresa ma dopo un attimo di titubanza ha raggiunto l’auto ed è salita al mio fianco. Ho fatto il vicolo a velocità lenta, poi arrivato sulla strada ho girato a destra; mentre guidavo sul lungo Po la guardavo per scoprire il suo stato d’animo ma lei fissava come ipnotizzata la strada senza battere ciglio. Giunto al ponte principale ho attraversato il fiume e mi sono diretto verso la periferia. Dopo qualche chilometro ho girato a sinistra in una strada sterrata che portava al fiume e dopo aver attraversato un ponticello ho imboccato un sentiero che mi ha portato in un grande prato, l’ho costeggiato su un lato fino a parcheggiare sotto l’ombra di una grande quercia, era il posto dove da fidanzati andavamo a scopare io e Graziella. Ho spento il motore e mi sono girato verso Tina, come ha visto che stavo avvicinandomi, lei ha allargato le braccia offrendomi le labbra per un lussurioso bacio, quel vizio non l’aveva certamente perso. Io però mi sono limitato a cercare sotto il suo sedile la leva del ribaltabile e ad abbassare completamente il suo sedile, lei ci è rimasta male e non ha saputo nascondere una espressione di delusione. Ho infilato le mani sotto la sua gonna e ho cominciato a cercare di tirargli su il vestito, non era semplice, lei allora ha alzato il bacino per agevolare la mia opera così che sono riuscito a spingerglielo tutto sul petto. Non aveva calze, indossava solo un paio di mutande viola, ho infilato le dita sotto l’elastico del bordo e ho cercato di togliergliele, anche questa volta ha sollevato la schiena e io ho potuto abbassargliele fino alle ginocchia, lei ha alzato la gamba sinistra e senza togliersi la scarpa ha sfilato il piede dall’indumento; non gliele ho tolte ma le ho lasciate ancorate all’incavo del ginocchio destro. La sua figa era ora lì, davanti a me, rispetto a un tempo il suo pelo si era diradato, non era più completamente ramato e faceva intravvedere la presenza di alcuni peli grigi e bianchi; ma il suo odore era tale e quale a quello di vent’anni fa, quel misto di sudore, di piscio e di donna che mi faceva impazzire. Sono tornato indietro nel tempo e come per incanto nel sentire quell’odore di donna in calore mi ha portato ad avere una imperiosa erezione, mai con Luisa e Rina mi ero trovato ad avere un cazzo così duro. Mi sono slacciato la cintura e mi sono abbassato pantaloni e mutande, ho attraversato con fatica il tunnel della macchina per andare dall’altro lato imprecando con la leva del cambio che mi si era impigliata nei calzoni, ma finalmente sono riuscito ad inginocchiarmi davanti alla sarta e ammirarle quella bella figa calda. Tina ha allargato le cosce, un chiaro segnale alla sua più completa disponibilità e io gliel’ho infilato senza nessun indugio, pensavo di scivolare dentro di lei come un tempo, ma invece la porcona non era bagnatissima, gli anni si facevano sentire, ma il dover forzare l’uccello per vincere la resistenza delle sue pareti vaginali mi ha dato invece ancora più piacere. Tina mi ha accolto con un “Ohhhhh” sempre più intenso e ha allargato di nuovo le braccia tirando fuori la lingua per cercare la mia bocca; anche questa volta però ho rifiutato quell’invito rimuginando in me stesso “Che cazzo credi che sono qui per soddisfare le tue voglie…sono qui solo per scoparti, per togliermi una soddisfazione…non sei più la mia amante…dovevi tenermi quando ne avevi la possibilità!!!” Ancora una volta riversavo su quella donna tutte le sue colpe, come se lei fosse l’unica responsabile di tutti i miei fallimenti sentimentali. Per la seconda volta ho scorto nell’espressione del suo viso una grossa delusione per il mio diniego, solo che stavolta la donna ha reagito duramente, ha girato il volto verso il finestrino e ha praticamente rinunciato a partecipare con me a quella scopata. Stava sotto di me, tremando sotto i miei colpi, ma rimanendo inerte, come se avesse volutamente rinunciato a provare un minimo di piacere. A me però non ne fregava nulla e ho continuato a pompare a tutto spiano con l’obiettivo di sborrarle dentro tutta la mia rabbia di quei vent’anni in cui non avevamo più fatto sesso. Quando ho sentito che stavo per esplodere ho guardato finalmente in viso Tina, ma lei era ancora con lo sguardo fisso sul tettuccio dell’auto completamente assente. Nel vederla così mi è tornata in mente Maria, la puttana che frequentavo prima di scopare Tina; che quando era sotto di me, mi guardava con faccia annoiata come per dirmi “Non è ancora ora che vieni e la finiamo”. Ho cominciato a riempirla, schizzi violenti, imperiosi, schizzi che da vent’anni volevano rovesciarsi dentro quella passera calda che però ora era un vulcano spento; le sono stato sopra fino a che non ho sentito uscire le ultime gocce, poi finalmente l’ho liberata del mio peso e mi sono inginocchiato di nuovo. Ho guardato la sua figa e nel vedere il mio sperma che aveva cominciato a defluire lento ma prorompente mi sono sentito ringalluzzire, ho tirato allora con le mani l’elastico delle sue mutande fino alla sua bernarda e ho cominciato a tamponare quell’ondata di lava spessa e calda; avrebbe potuto sembrare un gesto carico di gentilezza ma in realtà era fatto solo per il timore che non mi macchiasse i sedili dell’auto. Con la stessa fatica di prima ho scavalcato il tunnel della macchina per tornare al mio posto, poi ho provato a tirarmi su mutande e pantaloni, Tina però ha interrotto quel mio intento con tono seccato -Sarebbe meglio se prima tirassi su il mio sedile…mi sento come un cadavere in una bara. Ho obbedito, dopo di che abbiamo iniziato entrambi a ricomporci; ora eravamo nell’auto a guardare il prato senza dire nulla, nella macchina era calato un silenzio irreale, carico di tensione, per fortuna il rumore di un potente motore che si stava avvicinando ci ha fatti tornare alla realtà. Ho girato il viso verso l’ingresso del sentiero e ho visto un trattore rosso che era fermo ma che aveva dato due secche accelerate, come chiaro invito ad andare fuori dai coglioni. Ho immediatamente messo in moto la macchina e costeggiando il prato ho raggiunto l’ingresso affiancandomi al trattore, ho incrociato lo sguardo dell’agricoltore, un uomo piuttosto attempato e abbronzato che mi ha fatto un sorriso dispiaciuto che voleva dire “Scusa se ti ho rotto le uova nel paniere, ma io devo lavorare”; ho risposto con un sorriso cordiale…non sapeva che mi aveva fatto un gran favore togliendomi dall’imbarazzo in una situazione molto seccante. Come sono arrivato sulla strada sterrata ho dato un colpo deciso di acceleratore e sono partito a razzo accerchiato da una enorme nuvola di polvere. Quando siamo tornati sulla strada asfaltata la Tina si è girata verso di me e con voce indagatrice mi ha detto -Non esiste nessun Domenico vero? Sei stato tu a mettere su questa commedia, per farti una sveltina… Ho risposto con uno sguardo sconcertato, meravigliato, sorpreso - Ma chi cazzo è questo Domenico…tu stai vaneggiando…sarà colpa dell’età, oppure della delusione per la fine prematura della tua storia col caro Evasio. A quel punto Tina si è infervorata e ha esploso la sua rabbia dovuta forse all’orgasmo che aveva rifiutato. -La mia storia finita prematuramente non ha lasciato tristi conseguenze, Evasio è sparito nel nulla come dal nulla era arrivato; tu invece caro furbone devi un assegno a tua moglie per un figlio che non vedi quasi mai. Ho accusato il colpo come un pugno nello stomaco… ma quella puttana aveva ragione e dovevo mandare giù il rospo anche se la cosa mi faceva maledettamente incazzare; ho dato un colpo deciso all’acceleratore per arrivare al più presto allo spiazzo e scaricare quel diavolo di donna. Arrivato al parcheggio ho trovato lo stesso posto di prima, ma ho lasciato il motore acceso per far capire alla sarta che doveva solo scendere e sparire dalla mia vista; Tina è scesa lentamente ma prima di chiudere la portiera ha messo la testa dentro l’abitacolo e mi ha detto con tono pentito ma deciso - Il mio numero di telefono ce l’hai, se vuoi farti una bella scopata come quelle di un tempo chiamami e sarò disponibile a qualsiasi ora, lo sai che non ho mai avuto problemi di orario… potremo così ancora divertirci, non penso che tu ti possa appagare con delle scopate insignificanti come quella di oggi. Poi senza aggiungere altro ha chiuso la portiera ed è sparita dentro il portoncino…avevo la gola secca, una tremenda voglia di bere, per cui sono volato al bar. Il locale era deserto, mi sono seduto al tavolino più isolato e ho ordinato una birra media, Giovannino mi ha portato il boccale invitante e posandolo mi ha detto “Ma che cazzo fai in città con questo caldo, se fossi libero come te io sarei al mare”. Ho tracannato due terzi del bicchiere e sono rimasto lì a pensare a quel pomeriggio stupido; le luci del juke box illuminavano a lampi il soffitto, ho messo la mano in tasca per cercare una moneta e mettere un disco che mi tirasse su il morale ma avevo solo un gettone del telefono: l’ho stretto tra pollice e indice e ho cominciato a tamburellarlo sul tavolo; guardavo il telefono a gettoni nell’angolo del bar e pensavo alle parole che Tina mi aveva detto qualche minuto prima “Se vuoi farti una bella scopata come quelle di un tempo chiamami” cazzo…certo che la chiamo; quella troia ha voglia di uccello e io adesso glielo vado a dare. Mi sono alzato deciso ma proprio in quel momento Ottobrino, il pescivendolo del rione è comparso dalla porta della sala gioco delle carte per ordinare un caffè freddo e nel vedermi mi ha sorriso -“Mauro, se ti va, di là manca il quarto per fare un ramino…” L’ho guardato titubante, per parecchi secondi ho alternato lo sguardo tra il suo faccione speranzoso e il telefono, poi ho scolato il resto della birra e posando il boccale gli ho detto “E vada per il ramino”! La Tina è entrata in casa con passo stanco, era tutta sudata, ha cercato di togliersi immediatamente il vestito ma ha dovuto trafficare parecchio perché il sudore le aveva incollato il tessuto alla pelle; quando finalmente è riuscita nell’intento ha guardato l’abito tutto stropicciato, lo ha steso sulla sedia dicendo dentro di se “Lo lascio asciugare e stasera gli dò una stirata…” si è tolta anche il reggiseno ed è rimasta in mutande, si è avvicinata al frigorifero e ha preso una lattina di birra, stava per tirare la linguetta quando ha avuto un ripensamento, ha posato la lattina e si è presa una bottiglia grande…ha fatto saltare il tappo metallico e ha cominciato a tracannare birra a tutto spiano…mentre beveva avidamente pensava “Ora mi prendo una bella sbronza…è la miglior medicina per cacciare via sta nausea che mi sta avvilendo…” e ha ripreso a bere. E’ andata in camera da letto, la temperatura era piacevole, la stanza era in penombra, illuminata solo dal sole che filtrava dalle persiane in legno mezze tarlate, ha dato altre tre sorsate poi si è stesa sul letto, si è tolta anche le mutande rimanendo nuda e le ha strette nel pugno sinistro. Erano inzuppate di sborra, le ha avvicinate al naso e le ha annusate, l’odore dello sperma di Mauro era inconfondibile, un odore che conosceva troppo bene, un odore che quando si stendevano a letto dopo aver scopato si diffondeva lentamente nella camera e le solleticava il naso. Spesso nel sentire quell’odore si riscaldava immediatamente e le veniva voglia di farsi subito un’altra scopata… e spesso riusciva a coinvolgere nuovamente quel torello che non si tirava mai indietro. Ha cominciato a fregarsi le mutande in faccia per annusare quell’odore di uomo e con la destra ha cominciato ad accarezzarsi la pelosa…si è infilata dentro due dita, sono scivolate nell’olio; quel porco le aveva riempito completamente la patacca e ora scivolavano dolcemente dentro di lei portandole piacere. Si infilava completamente le due dita e poi se le faceva scivolare sulle grandi labbra risalendo poi al clitoride che prima se lo accarezzava e poi se lo stringeva tra i polpastrelli di pollice e indice. Era un gioco eccitante che la attizzava parecchio, è andata avanti così per parecchi minuti. Sentiva che la sua figa si stava bagnando e che i suoi umori si mescolavano con lo sperma che quel figlio di puttana le aveva riversato dentro senza il minimo scrupolo. Ora la Tina voleva godere, ne aveva il pieno diritto, un’ora prima aveva preso un uccello duro come il ferro e non aveva provato il minimo piacere ma adesso no…voleva sborrare anche lei. Si stava masturbando piano piano quando ha realizzato che però aveva voglia di cazzo, i ditalini non erano mai stati il suo menù preferito e la sua passera per godere veramente voleva essere violata. Ha preso sul comodino la bottiglia di birra, l’ha finita ingordamente e poi se l’è infilata di colpo in mezzo a quel pelo ormai completamente fradicio. Ha cominciato a fottersi con quella bottiglia di vetro, all’inizio con dolcezza, poi sempre più intensamente, aumentando la velocità fino a penetrarsi senza più il minimo ritegno; era eccitata, sentiva che l’orgasmo si stava avvicinando, il collo stretto però non le bastava più e allora spingeva dentro di sé la bottiglia fino a ficcarsi dentro anche una parte dell’ingrossamento del vetro. Ormai era in piena eccitazione, la mano spingeva alla massima velocità e lei cominciando a grugnire di piacere urlava “Dai Mauro…fottimi…dammelo tutto…fammi impazzire…dai che godo…dai che sto per sborrare…vai più forte… brutto figlio di puttana…eccomi!!! Eccomi!!! Ci sono!!! Godooooooooooooo!!! Quando è arrivato l’orgasmo ha cominciato a contorcersi su letto come una indemoniata senza interrompere la violenta penetrazione, si stava letteralmente auto violentando e raggiunto il massimo del piacere si è portata le mutandine alla bocca e ha cominciato a succhiare il tessuto per suggere i residui di sborra del suo amante e urlare al soffitto il suo appagamento. Quando ha finito di fremere era letteralmente stravolta, sudata all’inverosimile e percorsa ancora dagli ultimi spasmi di piacere. Ha preso la bottiglia e l’ha lanciata sul pavimento con l’intento di sentirla sfracellarsi sulle piastrelle ma nonostante il lancio violento questa è rimbalzata su un tappeto e non si è rotta. Ha chiuso gli occhi e ha cominciato a respirare più regolarmente, ora si sentiva appagata, erano anni che non si regalava un orgasmo così intenso; dopo la fine della sua storia con Evasio aveva avuto solo rapporti rari e sempre insoddisfacenti dove si convinceva che un cazzo come quello di Mauro non l’avrebbe più trovato…aveva proprio bisogno di una sborrata così intensa. Di colpo le sue palpebre si sono fatte più pesanti, ha chiuso gli occhi e ha cominciato pian piano ad appisolarsi; all’improvviso però è stata destata dal trillo del suo telefono sul comodino, stridulo e incessante, che l’ha fatta letteralmente sobbalzare. All’inizio ha cercato di ignorare quel fastidioso suono, poi però si è girata verso l’apparecchio e il suo viso le si è acceso improvvisamente di speranza e ha cominciato a pensare “E’ Mauro…è Mauro…ha ripensato alla mia offerta e ora a mente fredda ha capito che ha voglia di me…del mio corpo!!! Si amore mio…vieni…anch’io ti voglio!!! Vieni che scopiamo tutta la notte” Ha allungato il braccio, ha preso la cornetta e se l’è avvicinata all’orecchio piena di speranza; quando però ha sentito chi la stava chiamando, il suo cuore ha smesso di palpitare e il suo corpo ha cominciato a raggelarsi. -Sono Evasio, lo so che mi hai detto più volte di non chiamarti più ma tu mi manchi… oggi è il mio compleanno e vorrei festeggiarlo con te invitandoti a cena. Tina ormai abbiamo una certa età e la solitudine è letale, rimettiamoci insieme e ci faremo compagnia, sarà un grosso vantaggio per entrambi. La sarta nel sentire quelle frasi si ha sentita invadere da una nausea opprimente ed è rimasta in silenzio, Evasio però non ha desistito ed ha continuato a martellarla -Tina ti prego, questo tuo silenzio mi ferisce, dimmi qualcosa…ti supplico…dimmi qualcosa. La donna ha avvicinato la cornetta alla bocca…Evasio voleva voleva che le dicesse qualcosa, voleva sentire la sua voce…ebbene eccola… “ Ma vaffanculo!!!”



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